Il giorno che l’ansia diventò una cannuccia

Il giorno che l’ansia diventò una cannuccia

Gabriella Cinà

08 01 2017 | Tag:, di Gabriella Cinà

L’ansia mi accompagna tutto il giorno, è quasi diventata necessaria. Se mi alzo, se esco, se mi rintano a casa, non mi lascia mai solo. Comincio al mattino, mi chiedo ce la farò? Mi schiacceranno pensando che non sono capace? Come una silenziosa cannuccia nella mia testa, l’ansia diventa lo strumento per succhiare via le energie

Una cannuccia, un buco nella sua testa. Vuole dar forma a questo personaggio e vedere insieme questa immagine?

Ecco! Questa palla di polistirolo è la mia testa e questo buco… ecco ecco avvitando la cannuccia prende forma. Si, è proprio questa l’immagine. Sono io! Ma la mia testa rotola e non sta in piedi. Cosa posso fare?

Intanto creiamo una base su cui questa palla/testa può star dritta

Però la cannuccia non vorrei che stesse sempre lì, ma ormai la testa è bucata

E se provassimo a restaurare questo buco? Se intando mettessimo della plastilina?

Beh, questa immagine mi fa pensare a tutte le volte che non sono riuscito a chiudere i passaggi tra me e il mondo e le angosce, le difficoltà mi hanno invaso. Forse se riuscissi a imparare a chiudere e aprire i passaggi l’ansia diminuirebbe. Forse da ora in poi dovremmo lavorare su questo che ne dice dottoressa?

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L’uso dell’arteterapia nei disturbi d’ansia permette un consolidamento della persona, un aumento dell’autostima e delle capacità di socializzazione. All’interno di una seduta individuale o di gruppo, il materiale artistico dà voce a emozioni, fantasie e pensieri e offre un luogo protetto dove dar forma visibile e condivisibile ai propri vissuti. Creare un’immagine significa dialogare con essa e con le sue imperfezioni, lavorando sulle incertezze e paure, rendendo più fluido ed equilibrato il rapporto con noi stessi. Diluire un colore, creare un oggetto, incollare frammenti di carta sembrano solo azioni concrete, in arteterapia invece la comunicazione fra corpo, mente e gesto diviene occasione per sperimentare sensazioni intense e trovare un nuovo senso.

Il corpo è l’unico mezzo che ho di andare al cuore delle cose  Maurice Merleau-Ponty

L’arteterapeuta come l’artista deve interrogare la materia ed il suo dialogo tra qualità estetiche e psicodinamiche. Cosa significa emotivamente e cognitivamente, agire su materiali più malleabili o meno malleabili? Più fluidi o meno fluidi?

Per le loro qualità i materiali richiamano i contenuti corporei, sottolineando l’aspetto sensoriale regressivo, ma soprattutto comunicativo e Arthur Robbins li definisce come strumenti che permettono il passaggio da Materia a forma, a forma nello spazio, a percorso evolutivo. Ciò sicuramente fa emergere le riflessioni rispetto all’Approccio col materiale, al Contatto con esso e al suo Utilizzo nel setting arteterapeutico. Tali aree sono espressione della sfera relazionale, dell’avvicinamento, contatto e riconoscimento emozionale, oltre ad essere uno specchio della percezione dei confini corporei del sé e dell’”Altro da sé” (es. battere il materiale sul tavolo diventa espressione del confine corporeo e possibilità di riconoscersi).

Il contatto con il materiale e la funzione di mediazione dell’arteterapeuta, permette di entrare in contatto con esperienze spesso trasformative, soprattutto rispetto ai temi della paura, dell’incertezza e dell’ansia. L’interazione grafica col terapeuta o la condivisione in gruppo di un supporto cartaceo ad esempio, rende sopportabile in un ambiente non giudicante e protetto, la progressiva trasformazione di vissuti di isolamento o evitamento in comportamenti di avvicinamento e sperimentazione protetta. Tutto ciò rende possibile creare ponti con la vita quotidiana e mantenere i confini di un proprio spazio creativo.

 

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