Donatore d’amore a senso unico- Dialoghi sulla dipendenza affettiva

Donatore d’amore a senso unico- Dialoghi sulla dipendenza affettiva

“ Dottoressa sa quei giorni in cui ti alzi e ti dici che cambierà qualcosa, che lui oggi finalmente capirà che sei l’unico amore della sua vita? Ecco io devo far sì che questo accada. Non posso vivere senza di lui, anche se si dimentica i nostri appuntamenti, anche se non mi telefona, anche se quando ci vediamo poi scompare per giorni. Non mi interessa la mia vita, io ho senso solo se lui mi guarda e sta un po’ con me, non ho bisogno di nessun altro, sono stufa di sentirmi dire stai sbagliando, non ti isolare. Non capiscono. E se lui mi chiama e non sono li per rispondere? E se parlo con qualcuno e lui fraintende? E se non mi faccio trovare ad aspettarlo mentre sta lasciando Lei?

“Lei?

“Si ma non la ama veramente, mentre io faccio tutto ciò di cui ha bisogno. Se non vuole essere disturbato io aspetto che si decida a farsi vivo, se vuole vedermi salto su un volo a qualunque prezzo e lo raggiungo e questo è fantastico.

“E poi che succede dopo che salta su un aereo?

“Facciamo l’amore, penso ecco vedi che fai bene ad amarlo così? È solo questione di tempo e poi… gli vengono i dubbi. Io lo rassicuro e mi sento in colpa perché capisco che forse l’ho confuso, allora gli dò tempo salto sull’aereo di ritorno e piango ininterrottamente per giorni e giorni. Mi chiudo in casa, non riesco a lavorare a dormire…Ma anche quel poco basta, cosa farei se mi lasciasse? Come potrei gestire il dolore e la paura? Poco è meglio di niente, poco è meglio della solitudine, poco è lo strumento per raggiungerlo, devo solo amarlo di più”

“Poco è ciò che racchiude amore, ma soprattutto paura. Poco è come questo mucchietto di bottoni tutti diversi, se li lasciamo sfusi sono soli e perdono utilità, se li cuciamo su una stoffa senza asole perdono la loro funzione. Questo è un lembo di stoffa e questo è l’altro lembo. Creiamo insieme gli ancoraggi per questi bottoni, proviamo a vedere che succede inserendoli, abbottonando e sbottonando, unendo e separando senza fonderci…”

“Dice come se dovessi cucirmi un vestito e provare a indossarlo da sola? Non mi ricordo l’ultima volta in cui mi sono sentita capace di fare una cosa simile…

“Partiamo dallo scegliere i bottoni che le piacciono di più, quelli che vorrebbe vedere specchiandosi la mattina quando indossa questo vestito nuovo

“Quello dorato… quello con la forma che sembra un’onda, quello piccolo e grigio, quello rosso di stoffa morbida…ne voglio scegliere diversi, come per farmi un dono. Un dono per me forse e non più un dono a senso unico

 

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La dipendenza affettiva si manifesta principalmente nelle donne fragili, che sono alla continua ricerca di un amore gratificante che colmi il loro senso di inadeguatezza. Non è semplice bisogno di attenzione, ma difficoltà a prendere coscienza di loro stesse.

Il partner è indispensabile per stare bene. L’unica cosa importante è il tempo trascorso con l’altro, ciò diviene prova della propria esistenza. La bassa autostima, la continua paura di perdita della persona amata, della solitudine, fanno si che si strutturi una vera e propria sintomatologia che si traduce in:

  • Paura di perdere l’amore
  • Paura dell’abbandono
  • Paura della solitudine e della distanza
  • Paura di mostrarsi per quello che si è
  • Senso di colpa
  • Senso d’inferiorità nei confronti del partner
  • Rancore e Rabbia
  • Coinvolgimento totale e vita sociale limitata
  • Gelosia e possessività
  • Ansia generalizzata
  • Depressione
  • Insonnia
  • Inappetenza
  • Malinconia
  • Idee ossessive

 

Il rapporto sentimentale diviene una dolorosa ossessione, un disagio che può vivere a lungo nella vita di una persona essendo fonte di continua sofferenza psicologica. Spesso la dipendenza affettiva si associa a disturbi post-traumatici, a storie di maltrattamenti e abusi, storie di trascuratezza soprattutto durante lo sviluppo, carenze legate alla possibilità di sperimentare sicurezza. Tutto ciò sfocia nel bisogno di controllo ossessivo della relazione e del partner, tendenza a sottovalutare la fatica connessa all’aiutare continuamente il partner che favorisce alti livelli di stress psicofisico. L’abbandono, l’eccesso di assunzione di responsabilità e colpe nella vita di coppia, la convinzione di non meritare la felicità, la “speranza” in un cambiamento impossibile fanno sì che il problema sopravviva e si cronicizzi.

Lo scontro con il vissuto di disperazione che si sviluppa quando l’illusione di cambiamento svanisce, può far emergere la domanda di aiuto a un professionista che attraverso una psicoterapia individuale o di gruppo facilita l’accesso alle fragilità e alla loro trasformazione.

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