Il gioco e la spontaneità nello Psicodramma

Il gioco e la spontaneità nello Psicodramma

Chiara de Franchis

19 04 2016 | di Chiara de Franchis

Quando Jacob Levi Moreno, il creatore dello Psicodramma, parlava di spontaneità aveva davanti agli occhi una visione del mondo di amplissimo respiro: “La spontaneità come metodo di trasformazione è antica quanto l’umanità, ma il problema che si pone ai nostri giorni e che continuerà a sussistere nel futuro, sta nel farne la nostra preoccupazione centrale (1953).

La disumanizzazione degli esseri umani di cui parlava, è oggi sempre più marcata dall’azione di una cultura delle aziende intese come produttrici di dividendi più che di valore. Il sistema impone agli individui una sorta di “morte sociale”: gli esseri umani barattano la propria spontaneità, la propria potenza creativa, con la sicurezza di un ruolo da automa, e la garanzia di essere riconosciuti come appartenenti al sistema. L’individuo-automa è incapace di attività spontanea e creativa e, quindi, di modificare il proprio comportamento nell’ambito di nuove situazioni. Il conformismo è la sua prima caratteristica, considerata nella nostra società una virtù, laddove il comportamento vario, diverso è considerato strano e bizzarro. Se tale sistema tende, da un lato, ad emarginare coloro che non si conformano ai suoi schemi, d’altro canto tende all’inaridimento della flessibilità e dell’autopoiesi del sistema sociale stesso, che diventa rigido e desertificato, incapace esso stesso di rinnovarsi e di reagire creativamente ai mutamenti ambientali.

Lo psicodramma contribuisce allo sviluppo della spontaneità-creatività, centrandosi nel contatto empatico con l’altro; aiuta a comprendere che si tende ad essere per gli altri ciò che essi vogliono che siamo e che ogni ruolo determina il ruolo dell’altro ed è da esso determinato. Già dai primi sociodrammi moreniani è chiaro che le scene rappresentano i problemi sotto l’aspetto sociale o collettivo. Ed è proprio della lettura dello psicodramma analitico junghiano considerare le scene contemporaneamente come emergenze individuali, gruppali e sociali, in un continuo alternarsi ed intrecciarsi dei vertici d’osservazione.

Nella tecnica psicodrammatica, l’attivazione del movimento consente innanzitutto il passaggio al registro non verbale, dando all’esperienza ed all’incontro con l’altro nuovo valore e significato. Significa reintrodurre il corpo nella relazione ed accedere alle risorse della comunicazione non verbale, al potenziale espressivo della corporeità che difficilmente è possibile tradurre in parole. È quell’insieme di tecniche che Moreno chiama Sociometria che rende visibili le relazioni, “correnti affettive che danno nascita all’atomo sociale ed alla rete”. A loro volta, gli atomi sociali fanno parte di pattern più vasti, le reti sociometriche, che descrivono la geografia sociometrica di una collettività e della società umana (Moreno, 1953). Per questo motivo, secondo Moreno ogni lavoro terapeutico sul più piccolo atomo sociale è un lavoro sull’umanità.

Nella sociometria d’azione la qualità e la quantità delle relazioni sono espresse dalla collocazione spaziale e dall’atteggiamento delle singole persone, e in tal modo si rende percepibile quindi pensabile, evidente, qualificabile la relazione (di per sé impalpabile). Un’indagine sociometrica ha lo scopo di portare ad una presa di coscienza delle relazioni esistenti in un gruppo, nelle sue dimensioni micro e macro, e di favorire la possibilità di modificare tali qualità relazionali.

Il lavoro della conduzione in psicodramma equivale dunque ad utilizzare gli strumenti del gioco e della spontaneità come stimoli perché i partecipanti possano collegarsi a temi per loro significativi. I giochi sociometrici e di riscaldamento mettono in contatto le persone, creano un clima affettivo accogliente, stimolano l’incontro democratico. E consentono, nella successiva fase di riflessione sull’esperienza, di fare un pensiero su come ci si pone nella relazione con l’altro, su quali sono le proprie aree di fragilità e di difficoltà, e di esercitarsi all’incontro con l’altro facendone esperienza. Nel gruppo di psicodramma ciò è facilitato fin dalle fasi iniziali di fondazione del gruppo, al fine di creare un tessuto relazionale orizzontale che apra all’incontro dell’Altro come Persona, all0’incontro del diverso tra uguali. Significa valorizzare ogni contributo dei singoli alla costruzione di un pensiero gruppale, anche nelle sue valenze terapeutiche.