Intervista a France Fleury

Intervista a France Fleury

Gabriella Cinà

19 04 2016 | di Gabriella Cinà

france fleury arteterapeuta

France Fleury è Arteterapeuta, diplomata presso l’Istituto Scienze Educative dell’Università di Ginevra, all’Accademia di Belle Arti di Ginevra e di Brera, diplomata Arte Terapeuta Art Therapy Italiana e Docente Supervisore, Art Psychotherapist Goldsmiths’ College Università di Londra, psicoanalista (Nodi Freudiani), docente presso il corso di laurea in Tecnica della riabilitazione psichiatrica Università di Milano

A lei oggi chiediamo di condividere con noi riflessioni sull’efficacia dell’Arteterapia Psicodinamica.

France perché l’Arteterapia dà voce alle parti profonde di noi, spesso rimaste inascoltate ?

Pensando alla quantità e all’importanza delle vibrazioni che circondano il feto mentre evolve dentro il corpo di sua madre ci è possibile capire quanto la dimensione sensoriale sia la base della percezione di sé in risonanza all’altro ancora prima di sapere dell’uno o dell’altro.

Al momento della nascita il neonato rivela la sua acquisita capacità di essere con un segnale vocale che accompagna l’evento del primo respiro autonomo. A questo primo segnale di divisione avvenuta tra i due corpi e alla successiva accoglienza del corpo del bambino contro il corpo della madre si manifesterà la prima azione comunicativa di uno verso l’altro con movimenti, suoni, parole e sguardo.

La qualità di presenza della madre si manifesterà attraverso le qualità sensoriali che il bambino sarà in grado di riconoscere. Il suono della voce, lo stile e il ritmo del linguaggio, la modalità gestuale e l’intensità dello sguardo oltre all’odore riconoscibile inviteranno il bambino a reagire e a manifestare ciò che emergerà dalle sue vibrazioni profonde.

Durante tutto il percorso di crescita, con adeguata gradualità, i suoni diventeranno parole e alle parole saranno collegati segnali espressivi rappresentativi. I movimenti automatici saranno trasformarti in gesti differenziati, intenzionali e significativi. Mentre cresce, l’insieme delle manifestazioni espressive di un individuo  può indicare quali potrebbero essere le cause di azioni e reazioni che hanno segnato le varie tappe della sua vita. Chi non ha avuto un processo evolutivo equilibrato o ha dovuto affrontare condizioni di sofferenze che hanno lacerato il suo sé profondo necessità di un ascolto specifico in grado di ripristinare la fiducia relazionale e i valori della fasi basilari della sua esistenza.

L’arte terapia, come mezzo di analisi e d’intervento specifico, permette di vedere e comprendere le turbe, mancanza o eccesso, che si evidenziano e rimettere in funzione i valori di compensazione grazie al risveglio e al desiderio di azioni creative in condivisione. I mezzi artistici sono un importante complemento per la conoscenza e per la manifestazione di sé. Non sempre la relazione verbale permette di raggiungere la dimensione vibrazionale che è all’origine delle percezioni. La persona in difficoltà necessità di una garanzia relazionale che sia in grado raggiungere il sentire precursore della parola. La voce del terapeuta è un canale di sicurezza che permette di andare oltre le dichiarazioni e che inviti ad agire con spontaneità

L’arte terapia con questo modo di indagare e di esternare i bisogni della persona invita a guardare oltre le parole per dare voce a quelle parti che inespresse  che giacciono nel profondo di noi.

La presenza rassicurante del terapeuta con l’insieme dei suoi mezzi artistici vuole dare voce alla persona che ha bisogno di sostegno senza costringerla a parlare e, anche nel silenzio, l’unione favorevole guida entrambi verso il senso rinnovato del valore relazionale.

Cosa rende lo spazio immagine-persona-terapeuta così speciale?

Lo spazio intermedio, quello dove persona e terapeuta si confrontano, diventa speciale per la qualità intenzionale da parte di entrambi di fare qualcosa insieme. La possibilità di entrare in contatto con dei materiali variegati per “giocare”, a volte separati, a volte insieme, ma comunque in relazione permette di sciogliere la tensione che la comunicazione verbale a volte crea. Avere tra di noi qualcosa di comune, che nasce nello spazio definito, protetto e dedicato invita all’alleanza e alla comunicazione senza costringere verso un pensiero fisso. Guardare insieme nella stessa direzione alleggerisce il contatto visivo costante e riempie i vuoti dovuti a disagi ancora sommersi. La disponibilità a condividere uno spazio dove essere insieme e lasciare fluire suoni, gesti, azioni che si traducono in immagini o in oggetti da guardare insieme ripropone la condizione di dualità. Agire insieme dentro la totalità dell’esperienza permettere di trasformare la condizione di isolamento in desiderio di alleanza e rivitalizza le pulsioni espressive alla loro origine. Il contatto con una varietà di materiali messi a disposizione, adattabili ai bisogni di comunicazioni, permette l’azione istintiva che fa emergere ciò che non so ancora definire o dire. Il processo creativo, con l’accompagnamento adeguato, permette l’espressione progressiva di tutto quello che necessita di manifestarsi,  che mi farà incontrare con l’altro, con me stesso, condizione fondamentale per la propria realizzazione.

Grazie ai simboli, alle metafore, alle fantasie e ai racconti lo spazio diventa luogo garante di relazione protetta e ripropone l’aspetto intimo della condizione primaria tanto bene indagata ed esplicitata da Donald Winnicott e altri analisti.  

Qual è secondo te l’efficacia dello strumento espressivo nei percorsi di gruppo focalizzati sul supporto a specifiche tematiche? Possiamo parlare ad esempio del supporto all’elaborazione del lutto o  nel caso di una separazione di coppia

Confrontarsi e condividere un argomento, un tema o un’ esperienza comune, permette ai partecipanti  di diluire l’aspetto emotivo della questione. Lo strumento espressivo diventa il canale di dichiarazione senza esporre per forza alla difficile verbalizzazione della sofferenza interna. Essere in grado di porsi di fronte ad una questione difficile e di rispondere con una diversificazione espressive sostiene il carico della densità dolorosa e invita a dosare il fluire emotivo.

In certi casi può essere l’ausilio indispensabile per focalizzare l’attenzione sul proprio ingombro senza rivelare la sua origine. Può senza dubbio mettere di fronte alla consapevolezza che le tragedie esistenziali succedono a tanti e che, in un qualche modo non si è del tutto soli. Forse non sarà di grande sollievo ma ci sarà di sostegno nel reagire e trovare un modo per guardare oltre.

Ci sono esperienze che portano a vivere il timore dell’isolamento, della perdita di senso,  e ci sono esperienze che vengono trascurate nella loro importanza, rimosse e delle quali non abbiamo percezioni delle perturbanti ripercussioni. Ascoltare come gli altri affrontano le cose, guardare con quale forza espressive manifestano i loro disagi e il loro superamento, può concedere sollievo e invitare a depositare il proprio peso. Riuscire a rivelare le proprie questioni irrisolte alleggerisce il senso di solitudine, stimola il ritorno alla collaborazione e ripristina il principio di piacere. Condividere le proprie opere, accettare il modo di guardare e di interpretare, ascoltare quello che viene detto dai compagni, è un ulteriore possibilità per trasformare e comprendere il proprio sentire   e per accogliere quello che sono, che ho, che desidero essere e avere. La convivenza di gruppo in uno spazio di arte terapia non può che alleggerire ed arricchire il senso del vivere.  Discutere dei problemi profondi come senso di abbandono, tradimento, separazione, lutto e pensieri riguardo a quello che non si rivela  è di grande aiuto per chi attraversa quelle condizioni.  La convivenza di gruppo in uno spazio dove si condivide gli strumenti espressivi a sostegno dei vissuti non può che alleggerire  ed arricchire il senso del vivere.