Intervista con Mimma Della Cagnoletta

Intervista con Mimma Della Cagnoletta

Gabriella Cinà

19 04 2016 | di Gabriella Cinà

mimma della cagnoletta

Mimma Della Cagnoletta è Socia Fondatrice di Art Therapy Italiana,di cui è presidente. Formatasi al Pratt Institute di New York, sotto la guida di A. Robbins, uno dei maggiori esponenti delle terapie espressive ad indirizzo psicodinamico, è psicologa e psicoanalista e rappresenta una voce autorevole nell’ambito formativo e clinico. Autrice del manuale, Arte Terapia. La Prospettiva Psicodinamica (Carrocci 2010) è tra i membri dell’Editorial Board della nuova rivista “Creative Arts in Education and Therapy. Easter and Western Perspectives”. A lei oggi chiediamo un po’ del suo tempo per dialogare su alcuni temi.

Mimma secondo te oggi che valore ha lavorare con i gruppi attraverso gli strumenti espressivi?

Partendo dal presupposto che ogni essere umano ricerchi il modo per esprimersi e comunicare con i suoi simili, l’arte si pone come intermediario tra chi crea e chi fruisce, raccogliendo e tenendo insieme messaggi di natura opposta, che nel linguaggio verbale sarebbero contraddittori, ma in quello artistico convivono e trovano una loro sintesi. Ogni opera diventa pertanto una metafora concreta, attraverso cui si può esprimere anche ciò che disturba, che crea disaccordo, che è altrimenti inaccettabile. Nei gruppi, l’arte permette di accostare temi che genererebbero subito discordia e conflitto. L’arte è un terreno sicuro, media e ricerca soluzioni estetiche oltrepassando i limiti del pensiero logico.

Ci racconti un esempio di come l’Arteterapia possa essere lo strumento elettivo di intervento?

Possiamo immaginarci come si senta un’equipe al termine di una riunione in cui sono stati presi in considerazione diversi casi sociali, si è dibattuto sui modi di intervento, si è discusso su come procedere, con molti momenti di tensione e contrasto. Ad ognuno viene chiesto di fare uno scarabocchio e di darlo al vicino di tavolo da modificare. Ora sul tavolo ci sono diversi temi figurativi, una pipa, un’oca arrabbiata, un tavolo con le gambe rotte, una spiaggia con relitto, un signore con i baffi, una donna che dorme, un incrocio pericoloso, una tazzina di caffè. Ci sono risate, scherzi e battute sugli autori dei disegni, la tensione si è già allentata, ma il passaggio successivo è quello che riconfigura il gruppo e lo fa sentire di nuovo alleato e pronto per una nuova giornata. Sai qual è il passaggio successivo, vero? “C’era una volta un incrocio pericoloso, dove un’oca arrabbiata aveva perso la vita………” Attraverso la narrazione si giunge al superamento delle tensioni emotive, la storia è un filo che conduce e mostra la via.

Come sai il progetto dello Studio Alòs è fondato sull’integrazione di Arteterapia e Psicodramma analitico Junghiano. Quali sono a tuo parere le potenzialità di un metodo integrato?

Ogni integrazione è una ricchezza. I linguaggi artistici come l’arte visiva e il teatro generano un campo di possibilità molto ampie: partendo dall’arte, vengono prodotte immagini che possono esser messe in scena. Partendo dalla drammatizzazione, si colgono stati emotivi che possono esser ulteriormente esplorati attraverso paesaggi, personaggi,forme astratte, materia plasmabile. Per gli analisti Junghiani, non penso che ci sia cosa più fluida che passare da uno all’altro, una sorta di spirale che fa emergere sempre nuove connessioni. Un dialogo molto proficuo, sia per i partecipanti che per i conduttori!