L’emergere di nuova vita dalle antiche rovine

L’emergere di nuova vita dalle antiche rovine

Gabriella Cinà

26 01 2019 | Tag: di Gabriella Cinà

“L’emergere di nuova vita dalle antiche rovine” in Rivista Mediterranea di Psicologia Analitica Enkelados num. 8/2018

Autori Della Cagnoletta M., Fleury F., Italia S., Cinà G.

Nell’ambito del Convegno Internazionale I.A.A.P. e CIPA Istituto Meridionale dal titolo Art & Psyche in Sicily del 2015 si è svolto il Workshop di Arteterapia con focus sul trauma.

Nel contesto del workshop proposto, in cui la storia si fa percepire in ogni oggetto che i nostri occhi incontrano, si è proposto un passaggio da ciò che risulta mancante e perduto allo stesso tempo,  alla  sua ri-costruzione, consapevoli che solo dopo aver accolto le rovine, averle lasciate risuonare dentro di noi, senza giudizio e senza una precipitosa opera salvifica, si può trovare quel movimento che genera speranza e la sostiene,  confermando le nostre risorse , le nostre forze e capacità.

La trasformazione, insita nel processo creativo, presuppone anche la necessità di un passaggio che rimandi ad una fase di perdita, per elaborare e portare a termine un lavoro è necessario separarsi e perdere alcuni elementi, ed elaborare il lutto conseguente. C’è un processo che va dalla perdita all’elaborazione attraverso la trasformazione e tale processo è spesso accompagnato da sofferenza.

E. Neumann (1975), a tale proposito, rileva un legame tra la creatività e la sofferenza psichica, l’artista tende a non sanare le sue ferite attraverso un adattamento al collettivo, ma l’uso della sofferenza può far affiorare la forza risanatrice della creatività. Proprietà insita dei cocci è proprio la perdita di pezzi, la potenzialità di divenire nuove tessere di puzzle che possono mettere a dura prova la creazione di una nuova opera.

Un coccio rosso può sembrare la vela di una barca, ma il cercare di farlo star su all’interno di un supporto di carta leggero può realizzare una nuova esperienza di frattura. Il coccio sul pavimento va in pezzi, l’attimo di sospensione e lo sguardo del testimone/Arteterapeuta fa si che il potenzialmente ritraumatizzante possa prendere la forma di un gesto di riparazione e di perdono.

Il lavoro fa emergere la dimensione valorosa della sofferenza e il coraggio di non affannarsi nella ricerca dei pezzi mancanti, ma scegliere solo quelli che non siano semplici sostituti, ma che possano risignificare tutta la storia.